L'avevo già fotografata l'estate scorsa. Quest'anno mi ero un po' stupita di non averne viste. Ma in una bellissima e calda giornata d'autunno... eccola lì, a prendere il sole del dopo pranzo
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Ogni giorno una cosa nuova:
- capire cosa si prova ad avere lo stomaco chiuso per l'ansia e notare che in trent'anni di vita non l'avevi mai provato.
- avere tanta rabbia da non poter mangiare, e intanto sentire che invece di sfogarmi mangiando mi sto sfogando tirando fuori le palle per affrontare il motivo della mia rabbia.
- accorgersi che il pomeriggio è volato con la testa tutta presa in attività gratificanti e non hai pensato allo spuntino.
- dirsi "forse sto mangiando troppo" e, ragionando un attimo, sorridere perchè il "troppo" di ora è il "poco" di tre anni fa.
- sentire di non avere più ciascuna emozione associata al cibo, ma di avere le emozioni e basta.
- scoprire desideri pieni di vita dentro di me
- guardarmi allo specchio e piacermi
"HAI LA SVOLTA IN PUGNO!" mi ha detto il moroso questa sera.
Si, ho la svolta in pugno.
Me lo ripeto ridendo mille volte. La svolta in pugno. In pugno. E' mia.
Sono libera 
Niente, passavo di qua e pensavo di dirvi che ci sono ancora, eh!
Nella mia fighissima agenda nuova ho un elenco di cose di cui vorrei parlare qui nel blog, ma sono decisamente presa con le grane del nuovo incarico lavorativo e rimando.
E però intanto mi appunto che questa mattina ho rivisto il 78 sulla bilancia. E che ho avuto un paio di giorni scombinatissimi in cui ho follemente porcheggiato, cosa che non mi ha evidentemente impedito di calare di peso. E io lo so perchè. Prima di tutto ho solo folleggiato un po', ma non ho mai raggiunto i livelli indecenti delle abbuffate, dunque penso che lo sgarro fosse comunque contenuto.
E poi perchè negli ultimi 3 giorni sono riuscita a dirmi: "Uhm, hai fame? No? E allora che mangi a fare? Posa quel dolce, stai serena che tanto fra due ore si cena". E poi sono riuscita serenamente a non pensare più al cibo finchè non ho sentito davvero fame. Sono riuscita ad occuparmi di altro, contenta come una pasqua.
Si, sembrerà una cosa normale. Ma non lo è per una che ha un passato come il mio. Sono segnali importantissimi e bellissimi, che voglio festeggiare ad uno ad uno.
Arriva sempre quella mattina.
La mattina d'autunno in cui mi sveglio e mio padre mi annuncia che sono arrivati i pettirossi
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Arriva anche la mattina in cui mi sveglio con il primo mal di gola della stagione (il primo di una lunga serie, perchè io sono debole proprio lì). Caso ha voluto che questi due eventi cadessero entrambi proprio in questa mattina.
E' arrivato l'autunno, è inutile che pesto i piedi. Ieri in campagna c'era odore di vino, la vendemmia è in pieno svolgimento.
Penso mi convenga accogliere questa stagione, e celebrarla cucinando delle belle patate dolci e preparando l'impasto per il pane alle noci.
E intanto che magno e cucino ho perso 1 Kg abbondante. La magia sta in una semplice cosa (ma grande, tanto grande): ora mangio per fame, per gusto, per sopravvivere.
Mal di gola a parte, comunque, oggi sono molto contenta. Non potevo chiedere di più alla giornata di ieri. Ho delle amiche speciali con cui mi diverto un mondo e mi posso confrontare con serenità
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E che sono abbastanza pazzerelle da sostenere a spada tratta la mia idea di cucire come una matta e vendere ciò che creo.
Non so che farò; intanto grazie a loro mi sono accaparrata un po' di tessuti Ikea (che, detto tra noi, mi piacciono perchè sono belli robusti, ma hanno delle fantasie un po' troppo giganti per i miei gusti).
Con questi ippopotami bianchi qui accanto medito di produrre un sacco di accessori (ho in mente dei segnalibri, delle bavagline da neonato, dei sotto-bicchieri, delle tovagliette da colazione, degli astucci per le matite).
I miei progetti per l'estate erano tanti.
Eh, già.
Poi mi è arrivata tra capo e collo una bella mazzata lavorativa
e tutto è andato a farsi benedire.
Peccato. Ne parlavo l'altra sera con i miei amici, e ci siamo accorti che è stata un'estate in tono minore un po' per tutti noi.
Ormai è autunno; non lo dice soltanto la temperatura (che mi ha obbligato a tirare fuori il copriletto pesante già una settimana fa), ma anche il calendario. Niente mi impedisce, però, di dedicarmi adesso a qualcuno dei miei progetti estivi no? Dunque ho messo mano a quello che più mi intrigava: il pane senza impasto
Mi piace tanto l'idea di fare il pane: quello del mio supermercato non mi fa impazzire (non vale suggerirmi di cambiare rivenditore, perchè purtroppo il suddetto pane piace ai miei, e dunque si compra, punto e basta), il risparmio è notevole, il profumo del pane che invade casa e star lì a contemplare la magia del lievito sono tra le cose che rendono la vita interessante.
Tempo fa ho trovato sul blog di Comida de Mama questa ricetta: mi ha intrigato soprattutto per il bel colore ambrato del pane (cosa che non ero riuscita ad ottenere nei miei precedenti esperimenti). E dunque l'ho fatto. Rimando al suo post (perchè esauriente, e ben scritto davvero) per ricetta e spiegazione della sua origine (americana).
Io mi limito ad invitarvi a provarlo (è facile, e il risultato è buonissimo) e a lasciarvi il link di un filmato (in inglese) che spiega passo passo il procedimento, in particolare come eseguire le piegature.
E poi, intanto che sono qui, due foto del mio pane (intero e tagliato). Vi informo che la pagnotta (di circa 800g) è stata letteralmente spazzolata dalla mia famiglia intera, che di solito accoglie i miei pastrugni molto scetticamente.


[come forse avrete notato l'Uvina ha imparato a linkare, grazie alla sempre disponibile Vera. In questi giorni appena penso a Vera le mie labbra pendono all'ingiù... è stata qui, ad un tiro di schioppo da me, e io non l'avevo capito e non l'ho vista. C'ho le mani consumate a furia di rosicchiarle, sgrunt].
Un video realizzato con la canzone "Colors" di Kira Willey.
La mia canzone di oggi.
All the colors of the world are in me... me lo ripeterò spesso. Risuona già in me.
Godetevela!
L'autunno bussa alle porte.
Oggi in giardino mi sono accorta di aver fotografato un mix di marrone, giallo e verde. Ho sempre amato la combinazione di questi colori. A voi una graziosa foglia di pero e le mie mele immangiabili (sob).


Ieri con la mia riflessione mi sa che ho fatto centro.
Inizialmente mi sono un po' spaventata, non sapevo che fare. Poi mi sono accorta che alla frase "Io ce la posso fare davvero" mi scaturiva un sorriso dentro e conseguentemente la frase "Si, davvero"
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Come spesso mi accade quando faccio centro e trovo il problema mi sembra di creare un piccolo scombussolamento utile a ricreare l'equilibrio. Non riesco a spiegarmi meglio.
Oggi sono piena di positività e quando sento che mi vengono alla mente frasi tipo "Ma tanto te la stai cantando da sola, tanto non ce la farai, sarai sempre grassa" reagisco sorridendo e mi dico che non è vero, che è certo che io ce la possa fare. Percepisco di potercela fare, mi faccio investire dalla gioia che mi dà questa sensazione. Fino a ieri, invece, mi sentivo negativa e mi autoincoraggiavo continuamente (ma dentro restavo negativa). Mi dicevo di essere ottimista, di non preoccuparmi, ecc. Ma il mio inconscio non ne era toccato. Ora lo è, lo sento, perchè quasi mi viene da ridere alla frase "Non ce la farai". Il mio inconscio se ne beffa e risponde "Uh, che ridere! E perchè mai?".
Ieri mi sono chiesta anche perchè avessi inconsciamente elaborato tutta questa sfiducia. Forse deriva dall'aver accumulato una marea di sconfitte (dovute ad un approccio sbagliato e malato al problema). E mi sono ricordata anche della mia prima dieta, della grinta e della voglia che avevo a 20 anni circa di perdere in modo sano e senza alcuna paranoia i 6 chili presi per cambio di alimentazione e abitudini il primo anno di università. Mi sono sempre chiesta perchè allora ci riuscissi così bene, così allegramente, in modo così determinato e costante. Spesso ci ho pensato senza arrivare a niente. Mi chiedevo "Perchè allora si, mentre ora no?". Ieri sera l'ho capito: era la mia prima dieta e io ci credevo davvero. Non avevo fallimenti alle spalle. Ci credevo e ci riuscivo. Ho perso 6 chili in 4 mesi. Lenta lenta, ma sana, costante, felice. Perchè ci credevo. Punto.
Dunque parte il RESET. Ho sempre fallito perchè ero malata e avevo un approccio completamente sbagliato. Ma ora che sono maturata non ricadrò negli stessi errori. Non devo più avere paura. Io ce la farò. E basta ![]()
Il commento (gradito e sensato) di Strya all'ultimo post mi ha fatto riflettere che forse comunico di essere una specie di fissata maniaca della dieta. Ci tenevo a dire a tutti che non è così, eh. Ne scrivo molto, perchè questo blog è nato anche come strumento di autoanalisi. Ma la mia vita non gira tutta intorno alla dieta. Anzi, io direi che negli ultimi anni proprio non le gira intorno affatto
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Tutto questo approfondimento psicologico mi è servito soprattutto per rendere la mia vita più serena e felice, non tanto per risolvere i miei problemi di peso. Certo, spero di arrivarci prima o poi. Ma sono comunque contenta così. Il cammino fatto nel 2008 è stato grande!
Prima o poi la smetto con questa serie di riflessioni psico-ciccionarie, prometto! 
Ma ho appena scoperto una cosa, e devo scriverla.
Premessa: frequento diversi forum (beh, non tanti). In uno di questi abbiamo fatto un elenco di chi vuole dimagrire, con peso e altezza. Io mi sono inserita nella lista, come se fosse un dovere, con il pensiero "Si, ma tanto tutti dimagriranno, mentre io no, e dunque sarà ancora più chiaro il mio fallimento". Ricordo di averlo pensato senza farci più di tanto caso, come un pensiero normalissimo.
Oggi leggevo in quel thread e mi sono accorta che non è affatto un pensiero normale. Leggevo distrattamente e pensavo: "Eh, si, tutti dimagriscono. Io no. Ovviamente. Io non dimagrirò mai. Dovevo essere più onesta e non iscrivermi nemmeno".
No, non è un pensiero normale. Perchè non si tratta di pessimismo, eh. Ho proprio pensato queste cose come una convinzione, come se stessi pensando: "Mi chiamo Uva, che ci posso fare? Non mi chiamerò mai Pinco Pallino". Uguale. "Non mi dimagrirò. E' un dato di fatti, no?".
Assurdo, considerato che la mia vita ruota intorno alla "costruttività" e all'ottimismo sfrenato.
Mi spiego.
Io passo la mia vita riflettendo più volte al giorno sul mio percorso con il cibo e con la ciccia. Ne scrivo. Leggo pubblicazioni. Nel corso della giornata mi dico tante volte con un bel sorriso interiore "Dai, allegra, vedrai che ce la farai, ce la farai sicuramente!!!". Questo sono i momenti in cui ho acceso la mia razionalità, e sono positiva, motivata, determinata. Sono convinta che dimagrirò.
Però quando ho scritto in quel forum il mio peso e la mia altezza (e oggi mentre leggevo) ero "razionalmente distante", con la spina staccata. Evidentemente il mio inconscio si è fatto avanti e ha buttato fuori la mia convinzione vera, cioè la certezza che alberga profondamente dentro di me (cioè che non dimagrirò mai).
Sono basita.
Ma anche positivamente colpita (perchè quando hai individuato un problema lo puoi affrontare, no? Meglio essermene accorta).
Ma ora che faccio? Sono molto confusa.
Io non credo veramente alle mie possibilità di successo, è questo il problema.
Ricordo di aver letto nei libri di PNL che spesso il nostro inconscio gioca una sorta di autosabotaggio. E' questo?
Aiuto 
Mi dite cosa ne pensate?
[ditemi pure anche se vi ho stufato e se pensate che io stia impazzendo]
Ho scritto un post lamentoso, l'ultima volta.
Tipo capriccio ("Uffa, mammina, volevo scattasse qualcosa, invece non scatta niente. Perchèèèèè?"). Quasi mi vergogno da sola.
Comunque il dubbio era veritiero e l'ho scritto, in modo da vederlo bello chiaro davanti a me. Poi (senza che tu lo sappia) parte la fermentazione del pensiero, succede che nella tua testa quello che hai scritto viene rielaborato dal cervello, e si trasforma da problema a soluzione. Scrivere fa bene, benissimo. Scrivete gente!
Ho infatti trovato la risposta. Il problema non è il fatto che in me non scatti nessun interesse per mettermi a contare calorie, fare movimento, mangiare sano. Il problema è che io sono ancora qui ad aspettarmi che accada. Cioè sono ancora invischiata in schemi di pensiero vecchi e di nessuna utilità per me. Sto ancora aspettando di diventare un'efficiente donna a dieta, che sa cosa/come/quanto mangiare, che si attiene ad un piano preciso, che si pesa e si misura.
Il vecchio modo di vedere la dieta, che, almeno su di me, non funziona (e oltre tutto mi scatena tanto stress e conseguenti crisi di alimentazione compulsiva).
Non so come potessi credere che darmi una calmata/sistemata equivalesse a ritrovare la voglia di utilizzare i vecchi e fallimentari schemi. Eppure non mi ritengo una persona stupida, eh.
E non ho mica capito perchè io non non riesca a mettermi nella testa che darmi questa benedetta calmata è stato un passo enorme di cui andare fiera. E' questo il traguardo più importante. Invece io sto ancora aspettando di dimagrire, perchè se non dimagrirò sarò una fallita. Vecchio schema di pensiero anche questo. Io ho debellato quasi del tutto con le mie sole forze un dca che mi stava dando mazziate indecenti in ogni dove nella mia testa e nel mio cuore, e ancora non sono soddisfatta? Ancora penso che l'importante è dimagrire? No, cara, l'importante è stare bene. E io sto bene, benissimo.
Dimagrire verrà di sicuro. E non è così importante per ora.
So che può sembrare un discorso un po' criptico (eufemismo per "incomprensibile"). Ma io so cosa voglio dire (sto facendo un uso del tutto personale del blog).
Comunque oggi è una giornata NO dal punto di vista alimentare.
La causa? Sono tornati i miei genitori. Non li vedevo da 3 settimane, periodo in cui sono stata del tutto indipendente e autosufficiente.
Ora tornano loro. Sono contenta, eh, sono dei bravi genitori.
Però io sono troppo grande per vivere ancora con loro. E condividere i miei spazi, pranzare all'ora che vogliono loro, farmi dire "fai questo, per cortesia? fai quello?"... boh, un sacco di stress. Non credevo, ma è così.
Poi sono usciti per un battesimo e... ho fatto una merenda che è una cena.
Una piada con formaggio e maionese, tre barrette di cereali, un fruttino melinda (mela frullata), due dolcetti al burro (grossi e pesanti, portati dalla Francia dalla mia zia). Scoppio.
Ci tenevo a scriverlo, tanto per far capire che questa non è un'abbuffata. Questa è una merenda esagerata, ma non un'abbuffata. Quando mi abbuffavo questo era solo l'inizio. Così, tanto per far capire quanto grave sia il problema delle abbuffate.
Però ho visto che il meccanismo è rimasto immutato... mangio di nascosto, nascondendo tutte le prove. Non mi accadeva da tantissimo.
Però non sono preoccupata. Ora riesco a distinguere qual è il problema scatenante, mentre prima no. Ora ci posso lavorare. Ora ho le armi ben affilate per combattere, tzè.